Norvegia fai da te – Tromso e isole Lofoten

Premessa:

Desideravamo da tempo fare un viaggio a caccia di aurore boreali e a contatto con la natura, esplorando luoghi distanti tra loro e cercando di risparmiare il più possibile in un paese in cui il costo della vita è molto elevato.
Dati i lunghi spostamenti programmati e le temperature molto basse, abbiamo scelto di noleggiare un’auto prenotandola online mesi prima (per i dettagli dei costi clicca QUI)



Sono dolorante, un pò scosso ma felice. Nei mesi scorsi ho fatto una promessa a me stesso: al raggiungimento dei fatidici 30 anni, per celebrare quel bambino interiore avventuroso e pieno di energie che non voglio invecchi mai, avrei dovuto fare una cosa che non avevo mai fatto prima. Dolorosa, ma non troppo (dicevano): piantarmi un orecchino nel lobo sinistro.

Per una serie di coincidenze non sono riuscito a farlo a Madrid, nel weekend che avevo organizzato per festeggiare il mio ingresso negli “-enta”, e allora non mi rimane che farlo adesso, appena prima della partenza per la Norvegia.
Giulia imbraccia l’ago cannula da due euro comprato in farmacia qualche giorno prima e, veloce e decisa, me lo pianta nella carne. Rimango immobile, nonostante faccia un male cane. Sono io che sopporto male il dolore? È l’ago che è sovradimensionato per il lavoro che deve fare? L’effetto è amplificato dalla mia innata paura per gli aghi? Non lo so, ma fa un male fottuto ed esce qualche goccia di sangue.

Nonostante tutto sono felice. Poco mi importa del bruciore e del fatto che per i prossimi dieci giorni dovrò tenere addosso un orecchino femminile (perchè non ne avevo nemmeno uno, quindi ne ho chiesto uno in prestito a Giulia), finalmente posso dire di aver onorato il mio patto, e questo mi gasa tantissimo.
Adesso siamo pronti. Pronti per andare a Milano dove all’alba partirà il nostro volo che ci porterà a nord a caccia di aurore boreali.

Arriviamo a Tromso nel pomeriggio, con un ritardo di due ore dovuto alla cronica mancanza di puntualità della compagnia SAS, andiamo al consigliatissimo Smarthotel a lasciare le valige e decidiamo di fare un giro per le vie della città. Tromso ci accoglie sotto una fredda nevicata accompagnata da decise raffiche di vento, ma è così bella e ordinata che non ci facciamo caso. Gironzoliamo senza guanti per scattare qualche foto, gelandoci presto le mani, e dobbiamo stare attenti a non scivolare in alcuni punti per via dello spesso strato di ghiaccio che ricopre alcune parti della strada e dei marciapiedi, dove gli efficienti spazzaneve non sono riusciti a pulire. L’atmosfera è magica, le case sono per la maggior parte in legno, ben tenute, tutto è molto ordinato e la città è circondata dal mare e dalle montagne.

Prima di rientrare in Hotel, decidiamo di passare al supermercato a comprare qualche birra, visto che è consentito mangiare cibo portato da fuori nella sala da pranzo e consumare gratuitamente acqua, caffè e thè forniti dall’hotel. Qui ci aspetta una brutta sorpresa: il cassiere ci dice che non è consentito acquistare alcolici dopo le 20:00 (e nemmeno consumarli per strada dopo le 18:00), ed essendo che siamo in ritardo di ben 6 minuti (sì, erano le 20:06, avete capito bene) lui non può farci nulla. Le regole sono regole.

Con un pò di amaro in bocca rientriamo in hotel a mangiare un po’ del cibo che ci siamo portati in valigia dall’Italia, visto che in Norvegia i prezzi sono spesso molto elevati e volevamo evitare di spendere una fortuna per sfamarci.
Scarichiamo una app che permette di prevedere quando ci saranno le condizioni migliori per vedere l’aurora boreale (si chiama “Aurora”, ma ce ne sono molte altre), e ci accorgiamo che sarà intorno alle due di notte. Nonostante la stanchezza, decidiamo di andare a letto e puntare la sveglia all’1:30, in modo da avere un pò di tempo per raggiungere un punto buio dove provare a vedere e fotografare le leggendarie luci del nord.

Ieri notte siamo riusciti a vedere l’aurora nei pressi del parco intorno all’università, nella parte ovest dell’isola. In riva ad una spiaggia coperta di neve abbiamo fermato l’auto e Giulia è balzata giù mettendosi a saltare di gioia poco dopo: nel cielo si vedevano dei bagliori, non molto forti, ma inequivocabilmente attribuibili all’aurora boreale. L’atmosfera era magica! Nonostante il vento gelido fortissimo, abbiamo montato il cavalletto e provato a scattare qualche fotografia, riuscendo nel nostro intento. Non erano sicuramente foto da National Geographic, ma erano comunque molto buone, e l’emozione di riuscire a scorgere le luci nel cielo già la prima sera è stata grandiosa.

Contenti e sorridenti abbiamo provato a spostarci in un punto più buio, per vedere meglio i colori delle luci, ma quando abbiamo trovato una buona zona l’aurora aveva già deciso di ridurre la sua attività. <<Poco male, ci riproveremo domani>> ci siamo detti, dirigendoci verso i nostri caldi e morbidi giacigli per riposare circa quattro ore: l’indomani mattina presto avremmo dovuto svegliarci per fare un’escursione con una slitta trainata da bellissimi cani che sarebbe durata quasi tutta la giornata. Avessimo saputo subito quanto può essere faticoso condurre una slitta avremmo sicuramente dormito qualche ora in più…

Ore 18:00

Dopo poco più di mezz’ora di bus incontriamo la nostra guida che ci porta in un piccolo capanno. Noi e qualche altro turista in cerca di avventura entriamo e veniamo assaliti subito da un odore molto forte di… cane!

<<questi sono gli abiti adatti per affrontare la giornata, scegliete la taglia e cambiatevi>> ci dice gentilmente la ragazza addetta ad aiutare gli stranieri sprovveduti come noi che non hanno dimestichezza con l’abbigliamento artico. Sono capi molto pesanti e tecnici, di ottima fattura, con lacci, bretelle e cinture che ti fanno diventar matto per indossarli, ma sono anche molto efficaci. È chiaro che, anche non essendo visibilmente sporchi, non vengono lavati tutti i giorni, perchè l’odore penetrante di animale ha origine proprio da loro. Poco male, ci renderanno già “amici” al naso dei nostri compagni a quattro zampe. Quando ci avviciniamo a loro, ci salutano con delle gran feste, sono molto affettuosi… tanto che io e Giulia ci distraiamo a giocare con loro e non ascoltiamo una parola della guida che sta spiegando come condurre una slitta.

I risultati si vedono dopo i primi metri: appena partiamo sono fortunato che i cani seguono la slitta del loro padrone, non dandomi pensieri su come far girare quell’aggeggio, ma dopo qualche curva iniziano le difficoltà. Le nostre traiettorie diventano particolarmente fantasiose, e ci portano ad osservare molto da vicino i pochi alberi che ci circondano. Durante le salite poi, la guida diventa particolarmente faticosa, perchè il nostro leader ha deciso di dare a tutti solo quattro cani per slitta al posto di sei, come di consueto, per evitare che perdessimo il controllo della stessa a causa del fondo particolarmente ghiacciato di questi giorni. Il risultato è che ad ogni salita devo spingere parecchio per aiutare i cani, rischiando di perdere un polmone dal poco fiato che mi rimane. Lo sforzo però è ampiamente ripagato dalla bellezza dei paesaggi. Immersi in una natura incontaminata, vediamo neve a perdita d’occhio, circondati da montagne imperiose ed eterne vallate che sembrano messe lì apposta per ricordarci quanto siamo piccoli e quanto sia breve la nostra esistenza.

A metà percorso, durante una pausa, vediamo anche un branco di renne che passa a qualche metro da noi. Ci rendiamo conto che siamo in un posto veramente speciale.
Al ritorno andiamo molto più veloci, avendo capito finalmente come si guida una slitta decentemente, facendo curve in derapata e qualche salto (poco gradito alla schiena di Giulia, che in quel momento era seduta molto in basso, nel posto del passeggero). Qualche altro turista si ribalta anche, senza gravi conseguenze, ma noi no. Ci sentiamo pronti per affrontare una vita intera con una slitta al posto dell’auto.
Tornati al campo base, ci raduniamo intorno al fuoco a gustare thè, caffè e biscotti, e mi rendo conto che ho faticato così tanto che si vede il sudore sotto le ascelle sulla spessissima giacca tecnica in affitto! Dovendo recuperare molti liquidi, decidiamo di andare nel pub più famoso di Tromso, appena salutati i simpatici cani e tornati in città.

l’Olhallen ha circa una sessantina di birre diverse alla spina, prodotte nell’adiacente birrificio Mack, che è il più a nord del mondo. L’atmosfera è splendida e la birra è ottima, anche se decisamente cara. Ma i liquidi vanno reintegrati in qualche modo no? E allora facciamo uno strappo alla regola del “risparmia più che puoi” per una volta e godiamocela un po’.

Stasera usciremo di nuovo per un altro raid alla ricerca delle aurore boreali, sacrificando novamente altre ore di sonno. Non ci pentiremo per niente di questa scelta.

Ore 23:00

Siamo di ritorno, diretti in stanza, dopo aver visto un’aurora splendida! Ci siamo fermati in un boschetto appena dopo il ponte di Tromso. Sulla destra, abbiamo trovato una piazzola dove lasciare l’auto, abbiamo attraversato la strada ghiacciata nel buio più completo, sapendo che non è proprio il massimo della sicurezza. Dopo qualche metro a piedi abbiamo trovato un posto buio, con una buona visuale e lì siamo rimasti esterrefatti.

I bagliori si sono accesi tantissimo ed è inevitabilmente scesa qualche lacrima di gioia quando il cielo ci ha regalato anche la cosiddetta “danza dell’aurora” come gran finale dello spettacolo che la natura sembra abbia preparato per noi. Affrontare il buio, il freddo e la stanchezza ci ha ampiamente ripagato stasera.

Questa mattina ci siamo svegliati presto per affrontare il lungo spostamento da Tromso alle isole Lofoten e… brutta sorpresa! Mentre mi piegavo per aprire la valigia si è rifatta viva la mia ernia del disco. Panico: l’ultima volta sono stato a letto quasi 2 mesi prima di riprendermi.

Giulia cerca una farmacia mentre io rimango immobile a contemplare il soffitto della stanza e il muro di fronte a me, dove c’è scritto a caratteri cubitali “you are smart”.
Quando Giulia rientra in stanza sono carico di autostima, ma ancora molto dolorante, e solamente una massiccia dose di Voltaren e Paracetamolo riesce ad alleviare parzialmente il dolore.
Ad ogni modo, partiamo! Facciamo fatica a non fermarci ogni 50 metri: dietro ad ogni curva ci aspettano paesaggi mozzafiato che meriterebbero ore di contemplazione. Acqua, ghiaccio e cielo si fondono in mille sfumature di azzurro, e il sole che ci accompagna rende la neve luccicante, lasciandoci a bocca aperta.

Un’ora circa dopo la partenza, vediamo sul ciglio della strada due ragazze che fanno l’autostop, nel bel mezzo del niente. Giulia mi sprona a fermarmi per dargli un passaggio e io, un pò perchè ero curioso di sapere che tipe erano due che decidono di girare in autostop in pieno inverno in Norvegia, e un pò per non farmi venire sensi di colpa a lasciarle da sole a gelare, mi fermo. Facciamo così la conoscenza di Aish, un’indiana, e Fliz, originaria della Turchia. Scopriamo che non hanno una meta precisa, e quando gli diciamo che siamo diretti alle isole Lofoten, sono ben felici di farsi scarrozzare fin là da noi, anche se le porta abbastanza lontane dal punto in cui avrebbero dovuto prendere l’aereo (o la nave? Non ricordo) due giorni dopo.

Qualche ora dopo, mentre sta iniziando a calare il sole, siamo costretti a fermarci bruscamente su una piazzola. Nonostante il cielo non sia ancora del tutto scuro, vediamo un’aurora spettacolare, che sembra ritoccata al computer da quanto è bella! Copre l’intero cielo e ad un tratto inizia anche a danzare vistosamente, mostrandosi in alcuni momenti anche viole e rosa, oltre che di un verde molto acceso. Magari non c’entra nulla, ma io e Giulia vogliamo pensare che le due autostoppiste ci abbiano portato fortuna, non avremmo mai immaginato di poter vedere una meraviglia simile.

Ore 19:00

Arriviamo al nostro campeggio, dove soggiorniamo in una graziosa casetta completamente in legno, stile baita, che si affaccia sul lago. Riusciamo a fare finalmente una cena calda, grazie al cucinino, e ci sentiamo in paradiso! Con la pancia piena usciamo nuovamente per scrutare il cielo dal piccolo molo poco distante, prima di rientrare e dormire come sassi.

Ci svegliamo giusti giusti per ammirare l’albeggiare. C’è già luce ma il sole ancora non si vede. Dalla finestra della nostra camera ammiriamo il sole che fa capolino da dietro le montagne, inondando la vallata di una luce dorata che rende il paesaggio di fronte a noi irreale. Nonostante sia il quarto giorno in Norvegia, ancora non riusciamo ad abituarci alla bellezza di questo paese e rimaniamo attoniti.

Ore 21:00

Oggi abbiamo visto Henningsvaer e Svolvaer. Il primo è un paese molto carino, con il suo porticciolo dove abbiamo visto vecchi pescatori che ritiravano le reti sui loro piccoli pescherecci, al rientro di una battuta di pesca.

Svolvaer invece è più grande, e qui, ci siamo imbattuti per la prima volta nelle tipiche strutture in legno usate per appendere il pesce in modo da essiccarlo piene. Un consiglio: se vedete che non sono vuote, state lontani: l’odore è insopportabile.

Dopo un giro per la città, abbiamo deciso di andare a bere qualcosa nel famoso Magic Ice Bar, il locale con gli interni completamente di ghiaccio, compresi i bicchieri. Sapevamo che poteva essere una trappola per turisti, e così si potrebbe definire in effetti, ma non ci siamo pentiti della nostra scelta. All’interno, oltre ad elaborate sculture di ghiaccio, abbiamo trovato (e provato) anche uno scivolo completamente di ghiaccio, rischiando più volte l’osso del collo cercando di lanciarci il più velocemente possibile.

Un’altra magnifica alba ci da il buongiorno. Dobbiamo fare i bagagli per dirigerci all’ostello di A (il paese con il nome più corto al mondo). Abbiamo programmato di fermarci al museo vichingo lungo la strada (poco prima di Vestvagoy), e rimaniamo piacevolmente impressionati da come i Norvegesi siano riusciti a valorizzare al meglio la storia e i reperti di questo popolo. Il museo è interattivo, con un’audioguida consultabile dal cellulare compresa nel prezzo del biglietto, un piccolo cinema con cortometraggio che parte automaticamente ogni 20 minuti, e una fedele ricostruzione della fattoria vichinga scoperta in quel luogo. Consigliatissimo.

Come sempre su queste isole, i tempi degli spostamenti non si possono preventivare usando google maps, perchè la variabile più importante non viene considerata: il desiderio di fermarsi ogni pochi metri per ammirare e fotografare incantevoli paesaggi dove la natura è ancora la padrona di casa.

Verso sera arriviamo ad A, e ci sistemiamo nell’ostello che è stato ricavato dalla ristrutturazione di alcune Rorbuer, le tipiche casette/palafitte di legno rosso dei pescatori, e scopriamo che fa parte dello stesso complesso anche il museo dello stoccafisso! È a pochissimi metri dalla nostra stanza, ma fortunatamente non si sente alcun odore. Decidiamo che non andremo a vederlo, avendo poca fiducia sul fatto che un museo del genere possa essere interessante, e non avendo nemmeno sentito nessuno che ce lo consigliasse.

Oggi abbiamo girato con calma, sapendo che il tempo non sarebbe stato dei migliori, soprattutto in mattinata.

Abbiamo visto la tipica Reine, proseguendo poi fino all’antica Nusfjord: piccola, particolare, semi-abbandonata e trasformata in una specie di museo a cielo aperto, che assomiglia però a una enorme trappola per turisti.
Tornando indietro ci siamo fermati su una spiaggia molto grossa vicino a Ramberg, dove, nonostante il freddo, qualche surfista locale tentava di cavalcare le basse onde. Uno in particolare merita un plauso per la sua performance: la tecnica era alquanto scadente, ma la sua tenacia e la resistenza al congelamento erano da guinness dei primati.
Dopo qualche foto, ci siamo scaldati con una pessima cioccolata calda in un bar locale, scoprendo poi che era anche abbastanza cara, vista la scarsa qualità (50 corone l’una).

Anche oggi il tempo non è stato dei migliori, sebbene abbiamo avuto la fortuna di vedere qualche spiraglio di sole. Ci siamo svegliati con calma e siamo partiti in tardissima mattinata. Abbiamo fatto una spesa veloce al Joker (anche se i più convenienti sono il Rema 1000 e il Kiwi, ma non ce ne sono vicino ad A) e poi continuato il direzione delle spiagge di Ramberg.
La più famosa è vasta, contraddistinta dalla classica sabbia finissima, e con un breve trekking che si trova sulla sinistra la si può ammirare dall’alto. Questo è anche un ottimo posto per fare delle foto.
Al rientro abbiamo bevuto una birra tra quelle comprate in precedenza che ci ha letteralmente esaltato: la Haakon, prodotta dal birrificio Mack. Subito dopo, cercando il nome su internet, ci siamo resi conto che non capiamo nulla di birra, o forse, siamo gli unici al mondo che se ne intendono, perchè le recensioni online su questa birra erano tutte decisamente tiepide. Ovviamente l’opzione più verosimile è che siamo gli unici sommelier esperti di birre sul pianeta, e ci teniamo a sottolinearlo.
Aperta la seconda lattina, ci viene in mente di organizzare un viaggio in autostop, anche se non sappiamo bene dove, come e quando, documentando passo passo tutto ciò che ci accade. Non saremo i primi al mondo a fare una cosa del genere, e nemmeno gli ultimi, ma l’idea di provare ci esalta molto.

Stamattina ci siamo svegliati presto per non arrivare troppo tardi a Tromso. Ce l’abbiamo fatta, passando in zone sulle montagne dove abbiamo toccato la temperatura limite da quando siamo qui di -19°.
Adesso siamo in una stradina buia, in mezzo al bosco, appena fuori Tromso. Mentre scrutiamo il cielo alla ricerca di aurore boreali per un’ultima volta, vediamo parecchi abitanti locali che passano la loro serata in maniera abbastanza singolare. A volte con amici, ma spesso soli, si allenano armati di pila frontale nel buio della notte in mezzo al bosco, chi in bicicletta, chi con gli sci da fondo e chi a piedi, facendoci riflettere su quanto siano diverse le abitudini rispetto all’italiano medio che passa la serata con il culo incollato al divano davanti alla TV.

Alle 14:00 ci imbarcheremo per tornare in Italia. Ripensiamo a tutto quello che abbiamo visto, alle esperienze vissute negli ultimi giorni, e non possiamo far altro che emozionarci un’ultima volta, pensando che un giorno magari torneremo in questi luoghi. Forse d’estate, per vedere come cambia il paesaggio e la vita in queste terre che, in ogni caso, consigliamo a chiunque di visitare almeno una volta nella vita.

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